Pomposa e la luna LeggeraImmaginate un antico viandante, diciamo nei primi anni del 1300. Ha sentito parlare di un antico monastero benedettino posto su un lembo di terra dalle parti di Ferrara. Edificio importante, carico di Storia, esisteva già più di quattrocento anni prima, non può non visitarlo, godere della squisita ospitalità dei monaci amanuensi, santi e colti, santi perché colti.

Dicono che ha ospitato il famoso Guido d’Arezzo, dicono che lì ha ideato la moderna notazione musicale, lì ha dato nome alle sette note.

E allora parte, a dorso di mulo, lungo le polverose strade dei pellegrini, passo dopo passo, miglia dopo miglia. E quando il sole lascia spazio alla nebbia e in mezzo alla pianura vede un campanile svettante dalla nebbia della pianura, come il faro di un porto sicuro.

E’ arrivato.

Entra, si guarda intorno, respira la storia di quel luogo sacro e antico.

Quell’uomo potrebbe essere Giotto, in visita a qualche suo discepolo intento ad affrescare la Sala Capitolare; oppure Dante Alighieri, nel suo amaro esilio, rimuginando di San Pier Damiani nella Chiesa di Santa Maria; oppure… Chissà.

Quel campanile svettante nella nebbia della pianura è dell’Abbazia di Pomposa, vicino a Codigoro.

L’Abbazia è ancora lì, scolpita nel tempo. Si respira oggi la stessa atmosfera che respirava Giotto, oppure Dante.

Oppure… Chissà.