Non è un caso che, dopo la simpaticissima anteprima con Elio e Le Storie Tese, tutti assieme a celebrare un vanto della nostra terra, ERF 2016 inizi con una prima nazionale di grande impatto e suggestione: la China National Opera and Dance Drama Theatre ci racconterà la vita di Confucio con la regia e coreografia della sua 77esima discendente, Dexin Kong.

Fino dagli esordi ERF ha sempre avuto la presunzione di provocare e suscitare emozioni e riflessioni. E anche quest’anno vogliamo dare un segnale forte e chiaro, a partire dal titolo non casuale di questa edizione: “building bridges”; perché saranno ponti sonori quelli creati dai tanti giovani artisti provenienti dai più remoti angoli del mondo, da grandi star come Xi Chen, Ramin Bahrami, Gemma Bertagnolli, Marc Coppey, Daye Lin, Alexander Chaushian, Luis Bacalov e dal progetto internazionale con l’organizzazione Turksoy.

“Confucio elaborò un sistema rituale e una dottrina morale e sociale, che si proponevano di rimediare alla decadenza spirituale della Cina, in un’epoca di profonda corruzione e di gravi sconvolgimenti politici”; parole antiche e al contempo attualissime. Non potrebbe essere che il nostro Bel Paese abbia bisogno di un Confucio che aiuti a combattere abbandono, lontananza, disaffezione, negligenza, disinteresse? E non potrebbe essere la cultura, l’istruzione, la creatività e il senso estetico e l’accoglienza a essere il “nostro Confucio”?

Le difficoltà quotidiane del panorama culturale e artistico sono cartina di tornasole per comprendere meglio quello che accade nel Paese, sono rilevanti e riflettono lo stato delle cose. E si tratta di mancanza di opportunità, di visione a lungo termine, di una progettazione unitaria, di un’idea di futuro in un paese dove i giovani talenti, musicisti, artisti, attori e non solo, se ne vanno.

Creare opportunità, condivisione, stimolare curiosità senza preconcetti, queste sono piccole cure che, con l’aiuto della musica, siamo in animo di coltivare, lanciando in questi tempi difficili nuove sfide, le stagioni e i concerti invernali che toccheranno Faenza, Imola, Bagnacavallo, Castel San Pietro Terme e Comacchio.

Siamo una comunità, non ascoltiamo le voci della paura che dentro di noi vorrebbero costruissimo muri, ci chiudessimo in noi stessi, respingendo culture e valori diversi dai nostri. La nostra cara Emilia-Romagna è un’isola felice, un fulgido esempio di valori e umanità. Non sarà essa un po’ il “nostro” Confucio?

Massimo Mercelli

Direttore Artistico Emilia Romagna Festival