Dal 2012 questo trio forlivese — Annalisa Licata alla voce, Filippo Barucci alla chitarra acustica, Arlo Zenzani al violino e alla chitarra classica, affiancati da Marco Bonfiglioli alla fisarmonica — porta in giro per la penisola un repertorio costruito su un’idea semplice e raramente facile: far convivere universi musicali lontani senza che nessuno si senta fuori posto.
Il cantautorato italiano è il primo terreno. De André, De Gregori, Dalla, Mannoia, Bennato: voci della tradizione che gli Etilisti restituiscono in chiave acustica, ridotte all’essenziale, lasciando che sia la melodia a farsi largo. Poi arriva Johnny Cash, e con lui il passo si allarga verso l’America profonda — quella delle ballate asciutte, dei testi che non spiegano ma mostrano. E infine l’Irlanda, con le sue danze e i suoi lamenti, le sue melodie che sembrano sempre sul punto di trascinare i piedi in qualche direzione.
Il violino di Arlo Zenzani è il filo che tiene insieme questi mondi: strumento d’elezione delle tradizioni folk da una parte all’altra dell’Atlantico, sa essere malinconico come un’aria di collina romagnola e trascinante come un reel irlandese. Con la fisarmonica di Bonfiglioli il suono del gruppo acquista profondità e radici: uno strumento che attraversa le tradizioni folk senza appartenere del tutto a nessuna.
La caratteristica più distintiva degli Etilisti Noti non sta nel repertorio: sta nel modo in cui lo abitano. Il confine tra palco e platea è poroso, negoziabile, spesso del tutto ignorato. Lo spettacolo dialoga con chi ascolta, si adatta, accoglie le richieste. È una forma di fiducia nel pubblico — e nell’imprevedibile — che poche formazioni si permettono davvero.
