Caravaggio. Chiaroscuro - Tableaux Vivants
Dettagli dell'evento
Sabato 24 ottobre ore 21 FORLÌ Auditorium Conad – Città di Forlì CARAVAGGIO. CHIAROSCURO Tableaux Vivants dall’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio TEATRI 35 messa in scena, regia e
Dettagli dell'evento
Sabato 24 ottobre ore 21
FORLÌ Auditorium Conad – Città di Forlì
CARAVAGGIO. CHIAROSCURO
Tableaux Vivants dall’opera di Michelangelo Merisi da Caravaggio
TEATRI 35
messa in scena, regia e luci: Antonella Parrella, Gaetano Coccia e Francesco Ottavio De Santis
in scena: Antonella Parrella, Gaetano Coccia, Francesco Ottavio De Santis, Ludovica Flora, Andrea Loffa, Martina Mirco
Su musiche di Čajkovskij, Mozart, Vivaldi, J. S. Bach, Albinoni, Verdi, Sibelius
Orario
Location
Forlì, Auditorium Conad - Città di Forlì
Viale della Libertà, 2, 47122 Forlì FC
Accessibilità
Assenza di barriere architettoniche
Programma
Morbidi drappeggi e muscoli tesi. Lame, frutti e odore d’incenso.
Attori come attrezzisti, scenografi e modelli del pittore.
Piume e pesi in sospensione.
Il silenzio sacrale profanato dal ritmo della costruzione.
Le tele si compongono sotto l’occhio dello spettatore coinvolto in un’esperienza mistica e sensoriale.
Caravaggio si sente, si assapora, si tocca, si respira, si vede.
Arrivare alla costruzione del quadro non è il fine, ciò che viene ricercata è una modalità di lavoro in cui il orpo è semplice strumento, come un mezzo alla pari di una stoffa o di un cesto. Il singolo attore in scena compie azioni sonore, azioni inserite in una partitura musicale in cui ogni gesto è in funzione di una
meccanica, di un ingranaggio in cui ciò che viene eseguito è strettamente necessario.
Nulla è lasciato al caso così come nulla è superfluo. La dinamica della costruzione trova il suo equilibri nella sospensione musicale di uno stop, nel fermo immagine di un’azione in divenire che costringe il corpo a una tensione muscolare viva e pulsante.
In questa ricerca Caravaggio è stato per Teatri35 come un incontro provvidenziale e un veicolo di recupero della teatralità perché ha permesso di trasformare il laboratorio in un atto scenico in cui il corpo, colto nella sua intrinseca condizione di imperfezione, si mostra attraverso il pudico gioco tra luce e ombra di conseguenza svela senza mostrare e rimanda senza ostentare.
