BALLETTO DI ROMA

BALLETTO DI ROMA

05novembre21:00BALLETTO DI ROMAForlì Grande MusicaFORLI Teatro Diego Fabbri21:00(GMT+01:00)

Dettagli dell'evento

Mercoledì 5 novembre ore 21

FORLÌ Teatro Diego Fabbri

Otello

BALLETTO DI ROMA

Coreografia, scene e regia di Fabrizio Monteverde

Musiche di Dvořák

Ideazione costumi di Santi Rinciari

Light designer Emanuele De Maria

In collaborazione con Balletto di Roma

Orario

5 novembre 2025 21:00(GMT+01:00)

Location

FORLI Teatro Diego Fabbri

Accessibilità

Assenza di barriere architettoniche

Programma

Dopo il suo debutto al festival di Civitanova danza nel 2009 e la ripresa per il Corpo di Ballo del Teatro San
Carlo di Napoli nel 2015 e nel 2016, Fabrizio Monteverde torna a riallestire per il Balletto di Roma “Otello”
su musiche di Antonin Dvořák, una delle sue più applaudite produzioni shakespeariane che, insieme a
“Giulietta e Romeo”, ne hanno decretato il successo come coreografo e regista in tutta la sua lunga carriera.
Nella versione 2025, Monteverde continua a rielaborare il testo shakespeariano a partire dagli snodi
psicologici che determinano la dinamica dell’ambiguo e complesso intreccio tra i protagonisti Otello,
Desdemona e Cassio. In questo triangolo mai equilatero di rapporti, i tre vertici risultano costantemente
intercambiabili, grazie sì agli intrighi di Iago, ma ancor più alle varie maschere del “non detto” con cui la
ragione combatte – spesso a sua stessa insaputa, ancor più spesso con consapevoli menzogne – il
Sentimento. L’ambientazione in un moderno porto di mare (dichiarato omaggio agli sgargianti fotogrammi
fassbinderiani di Querelle de Brest) chiarisce e amplia l’intuizione di fondo: se Otello è, come è sempre stato,
un “diverso”, un outsider, non tanto per il colore della pelle quanto per il suo essere “straniero” e abituato
ad altre regole del gioco, è anche vero che la banchina di un porto è una sorta di “zona franca”, un limbo in
cui si arriva o si attende di partire, un coacervo di diversità in cui tutte le pulsioni vengono pacificamente
accettate come naturali e necessarie proprio per il semplice fatto che lì, nel continuo brulicare del ricambio
umano, lo straniero, il diverso o il barbaro smettono di esistere. La forte presenza del mare, non relegato,
come nel testo di William Shakespeare, ad un suggestivo sfondo per una Venezia o una Cipro genericamente
esotiche e di parata, suggerisce i segreti, gli ininterrotti moti delle passioni con la loro tempestosa
ingovernabilità, gli slittamenti inevitabili nei territori proibiti del piacere, della gelosia e del delitto. Precoce
dramma romantico, l’Otello ben si presta alla lettura provocatoria ed eccessiva elaborata da Monteverde, in
cui anche certe forzature enfatiche di Dvořák trovano pertinente collocazione fungendo da sottile
contrappunto ironico all’azione dei personaggi.

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